Principe di Corleone punta al marketing del territorio con il nuovo San Loè Metodo Classico Brut

Una storia che parla di un prodotto e del gusto di un pubblico che sta diventando più ricettivo che mai, ma la differenza, quando si parla di vitigni autoctoni, la fa il “sapore del territorio”, unico al mondo.

Siamo nel cuore della Sicilia, terra che grazie alle condizioni meteo peculiari di cui gode durante tutto l’anno, regala alle proprie uve caratteristiche inconfondibili, che permettono la creazione di vini strutturati e spumanti freschi senza pari.
Fra i vitigni che elevano la bellezza e l’unicità dell’isola troviamo anche il Nerello Mascalese, vitigno autoctono storico, originario della piana di Mascali, da cui deriva il suo nome. Le pendici nord orientali dell’Etna godono di un clima unico rispetto al resto della Sicilia; la brezza del mare tocca il vulcano e ne mitiga le temperature, mentre i terreni, frutto del susseguirsi di eruzioni, presentano una forte componente minerale.

San Loè Metodo Classico Brut, l’intuizione dell’azienda Principe di Corleone, nasce proprio da questo vitigno dalle caratteristiche generose che il territorio così vocato alla produzione gli dona. Il nome evoca la località, per l’appunto la contrada di “San Loè” (San Lorenzo), a pochi chilometri da Palermo, delimitata da presenze naturalistiche quali la Riserva della Ficuzza e Rocca Busambra.

Vincenzo Pollara, il titolare dell’azienda, ci ha raccontato la storia che lo ha portato a creare un prodotto, che possa penetrare i mercati, ma sempre portando alto il valore della Sicilia, un vino che attraverso l’assaggio porti al naso e alla bocca l’essenza della sicilianità, creando immagini suggestive per chi è nuovo alla sua degustazione, e ricordi preziosi a chi ha vissuto il territorio siciliano nei suoi sapori e nelle sue tradizioni.

Emozionato e orgoglioso del proprio lavoro, ci ha portato con sé in un viaggio a ritroso nel tempo, fino a 50 anni fa, quando già accompagnava il nonno tra i filari a raccogliere le uve. Vincenzo, allora giovane enologo con la voglia di sperimentare, si è lasciato travolgere da un’intuizione, ovvero quella di provare a cambiare la storica produzione delle uve di mascalese per poi scoprire che si prestavano benissimo alla spumantizzazione.
San Loè Metodo Classico Brut nasce da uve raccolte in cassetta, pigiate e lavorate con mosto bianco. Il risultato viene poi imbottigliato con tutti i lieviti e lasciato fermentare in bottiglia ad una temperatura controllata di 15 gradi. Un vino maturo, con un perlage delicato, fine e continuo.

Un riscontro positivo, che si percepisce nei mercati in cui Principe di Corleone esporta, in particolare Germania e Stati Uniti che si sono dimostrati colpiti dalla limpidezza e la gradevolezza di un vino proveniente da uve genericamente dedicate alla produzione di rossi importanti.

“Il consumatore, nella maggior parte dei mercati, è ancora in fase di educazione. Apprezza il vino e l’esperienza di degustazione è sempre positiva, ma ottenere la piena memorabilità è il compito più difficile” afferma Vincenzo Pollara.
“Al contrario del mercato italiano, già pronto e sul quale lavoriamo costantemente organizzando eventi, degustazioni e momenti di incontro con i consumatori, i nostri prodotti all’estero penetrano sul mercato sfidando più ostacoli. Una sfida che, sicuramente, ci accomuna a molte aziende del territorio italiano, che soffrono di una mancata comunicazione efficace delle denominazioni e delle regioni vocate. Ciò che necessitiamo tutti, è un marketing del territorio, promosso dalle istituzioni, dai consorzi, che formi i consumatori sui territori italiani in maniera unificata, evitando la poco proficua promozione di ogni singola realtà.” Continua.

“La concorrenza c’è, ad esempio Cile e Australia fanno il loro ingresso sui mercati con prodotti dai prezzi molto competitivi, ma il valore aggiunto è con noi, ce l’abbiamo sotto gli occhi e sotto i piedi, è il nostro territorio, un elemento che nessun altro Paese può vantare e per la cui promozione credo dovremo continuare a lottare. Le speranze e le aspettative però ci sono, e sono buone” conclude Vincenzo Pollara.

 

Articolo a cura di Noemi Mengo per Winemeridian.com – Link

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